La giustizia di fronte ai carismi

ParYves Alain

La giustizia di fronte ai carismi

Ecco un estratto del libro sul « La giustizia amministrativa nella chiesa cattolica » (imprimatur del testo francese ricevuto il 11 ottobre 2017)

 

Capitolo 7: La giustizia amministrativa di fronte ai carismi

Questo capitolo si differenzia dai precedenti, poiché non si concentra molto sulla giurisprudenza dei ricorsi gerarchici o di contenzioso amministrativo[1], ma piuttosto sulle pratiche amministrative ecclesiastiche di fronte ai carismi.

Nella prima parte, l’analisi si concentra sul fenomeno delle rivelazioni private con il diritto applicabile, le prove e le sanzioni imposte ai veggenti ed ai loro amici, ed infine sui ricorsi di contenzioso amministrativo, presso la giustizia ecclesiastica e la giustizia civile.

Una seconda parte si concentra sulla giustizia di fronte ai nuovi movimenti religiosi ed alle presunte sette, con il diritto applicabile, le sanzioni imposte e i possibili ricorsi.

  1. Le rivelazioni private

 

Dal tempo di Gesù, suo zio Zaccaria, sua madre Maria e suo padre Giuseppe hanno ricevuto la visita dell’Angelo, mentre gli apostoli hanno ricevuto la visita di Gesù risorto[2]. In seguito, un gran numero di santi hanno ricevuto rivelazioni private[3]. Infatti,

apparizioni e segni soprannaturali scandiscono la storia, entrano nel vivo delle vicissitudini umane e accompagnano il cammino del mondo, che sorprende credenti e non credenti [4]

 

 

Ancora oggi, ci sono più rivelazioni private che pensiamo, ma la maggior parte di esse restano segrete. Come avviene di solito quando sono rivolte ad una persona per incoraggiarla o aiutarla a realizzare la sua vocazione. A volte la fiducia di un amico o la lettura di un libro permette di prenderne conoscenza come, per esempio, nel caso di S.E. Giovanni Pierre Kutwa, cardinale arcivescovo di Abidjan:

Sai, Francesco, (così ama chiamare l’autore) durante questo passaggio in ospedale, sono stato visitato da colui che avevo scelto di servire: Gesù Cristo. Un giorno, ho provato dei minuti di dolore atroce, ho sofferto terribilmente e improvvisamente tutto si è fermato e mi sono addormentato. E’ stato in quel momento, che ho visto Gesù. Era molto luminoso ed io, in un gesto spontaneo, mi sono subito inginocchiato ai suoi piedi e li ho stretti tra le mie braccia. Gesù mi ha chiesto: « Perchè hai paura ? Non temere. La tua missione non è terminata. Ritorna. »[5]

Definiremo queste rivelazioni «private di carattere personale».

Invece, altre rivelazioni private comportano messaggi che il beneficiario è invitato a far conoscere. Queste rivelazioni, che definiremo «private a scopo pubblico» pongono un problema culturale nel mondo occidentale, segnato dal materialismo, che respinge gli aspetti mistici e persino l’idea stessa di Dio. Si pone anche un grave problema di discernimento alla Chiesa riguardo alla natura ed al contenuto delle presunte apparizioni, e alle manifestazioni che le accompagnano. E’ esattamente ciò che ha detto la Congregazione per la dottrina della fede nella sua lettera sulla gerarchia ed i carismi:

  1. Tra i doni carismatici, distribuiti liberamente dallo Spirito, numerosissimi sono quelli che, accolti e vissuti dalla persona all’interno della comunità cristiana, non necessitano di norme particolari. Invece, quando un dono carismatico si presenta come «carisma originario» o «fondatore», ha bisogno di un riconoscimento specifico in modo che una tale ricchezza si articoli adeguatamente nella comunione ecclesiale e si trasmetta fedelmente nel tempo. Qui compare il compito decisivo di discernimento che appartiene all’autorità ecclesiastica. Riconoscere l’autenticità del carisma non è sempre un compito facile, ma è un servizio necessario che i pastori sono tenuti a svolgere[6].

Il sito americano «Miracle hunter[7]» elenca circa 700 rivelazioni private[8], in forte aumento nel corso del tempo: in media ce n’è una all’anno negli anni dal 1900 al 1925, poi circa 35 in media all’anno negli anni dal 1970 al 2000[9], per un totale di 410 apparizioni nel periodo dal 1967 al 2016. L’abate Laurentin spiega questo aumento improvviso non con una più grande frequenza di rivelazioni private ma con l’evoluzione del diritto canonico in vigore:

Questo è dovuto all’abolizione del Canone 1399, § 5 del vecchio Codice di diritto Canonico che «vietava i libri ed i libelli che raccontano nuove apparizioni, rivelazioni, visioni, profezie e miracoli, o lanciano nuove devozioni, anche con il pretesto che sono private» (e del Canone 2318 che scomunicava i trasgressori)[10].

 

 

Numero di apparizioni per decade censite da Miracle Hunters

 

Senza contare quella di Lipa, di cui parleremo in seguito, la Chiesa ha riconosciuto 16 apparizioni di Maria, di cui 5 durante il periodo del nostro studio[11]. La pietà popolare che le accompagna è una delle espressioni del «sensus fidei», ma questa va controcorrente rispetto alla società razionale attuale:

Le apparizioni, onorate dalla pietà popolare nei nostri santuari, sono disprezzate nella comunità teologica, compresa quella laica.[12]

Questa ipotesi può essere illustrata in particolare con le parole del vescovo di Quimper e Léon a proposito di Kérizinen:

La fede cristiana non fa parte dell’ordine dei sentimenti: è accoglienza di Gesù Cristo, del suo Vangelo, della sua Chiesa. […] Coloro che si sono lasciati fuorviare da queste presunte rivelazioni, possano aprire gli occhi alla sola verità di Gesù Cristo, che non esclude la Vergine ma la mette al suo posto, invece di rinchiudersi in un ghetto senza apertura o senza speranza! Che essi meditino su tutte queste forti parole di San Giovanni della Croce, mistico, autentico ed inoltre Dottore della Chiesa: «Dandoci suo Figlio come l’ha fatto, lui che è la sua ultima e definitiva parola, Dio ha detto a tutti ed una sola volta e non ha più nulla da dire»[13].

Certamente, la Rivelazione è chiusa con la morte dell’ultimo apostolo, come scrisse San Giovanni della Croce commentando He 1,1-2, ma il catechismo aggiunge:

Eppure, anche se la Rivelazione è compiuta, non è completamente esplicitata; spetterà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata. Nel corso dei secoli, ci sono state delle rivelazioni dette «private», di cui alcune sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. […] Il loro ruolo non è quello […] di «completare» la Rivelazione definitiva del Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in un determinato momento della storia[14].

Poiché vi è tensione tra la fede popolare e la razionalità di alcuni[15], esaminiamo ora il diritto canonico applicabile.

 

  • Il diritto delle rivelazioni private

 

Quando un profeta parla in nome di Dio o quando una persona evoca o fa conoscere une rivelazione privata a carattere pubblico, si traduce inevitabilmente in una tensione tra lui e l’autorità della Chiesa, poichè entrambi pensano di agire in nome di Dio. Questa situazione pone un problema più grave di discernimento, per l’Ordinario del luogo di fronte alle parole di San Paolo:

Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, ma sappiate discernere il valore di ogni cosa, quello che è buono, conservatelo (Tessalonicesi 5, 19-21)

Ma anche di San Matteo:

Sentirete parlare di guerre e di rumori di guerra. Fate attenzione! Non abbiate paura, perchè deve accadere, ma non è la fine. […] Molti falsi profeti sorgeranno, e sedurranno molte persone. (Matteo 24, 6-11)

Tre regimi di diritto positivo hanno regolato il metodo di discernimento nel corso del periodo studiato:

  • il 29 dicembre 1966, poco prima dell’inizio del nostro periodo di studio, la Congregazione per la dottrina della fede pubblica un decreto[16] approvato da Papa Paolo VI il 14 ottobre 1966, che abroga i canoni 1399 e 2318[17] del Codice del 1917 sull’imprimatur ed i libri religiosi, e che rende più flessibile la disciplina ecclesiastica relativa alle apparizioni, riconosciute o non[18]. Invece, in quel momento, non esistono norme procedurali particolari sulla condotta da tenere, al di fuori dei principi generali del diritto;
  • nel mese di novembre 1974, la sessione plenaria annuale della Congregazione per la dottrina della fede lavora sulle apparizioni private, e le sue conclusioni sono rivolte ai vescovi, ma non pubblicate[19];
  • il 14 dicembre 2011, la Congregazione per la dottrina della fede pubblica i criteri di discernimento, che consentono alle persone interessate di sapere qual è la legge in vigore[20]. Nella prefazione di questa pubblicazione, il cardinale prefetto indica:

Qesta Congregazione spera vivamente che la pubblicazione ufficiale delle norme procedurali per il discernimento delle apparizioni e rivelazioni presunte potrà aiutare i Pastori della Chiesa cattolica nel compito impegnativo del discernimento delle apparizioni, delle rivelazoni, dei messaggi e delle frasi sospette o, più generalmente, dei fenomeni straordinari o di presunta origine soprannaturale[21].

Queste norme procedurali invitano l’Autorità ecclesiastica ad agire con prudenza, in tre tappe

  1. giudicare innanzitutto secondo criteri positivi e negativi[22];
  2. poi, se questo esame porta ad una conclusione favorevole, consentire certe manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, osservandole con grandissima prudenza (che equivale alla formula: «pro nunc nihil obstare»);
  3. infine, alla luce del tempo e dell’esperienza (in particolare l’abbondanza dei frutti spirituali procurati dalla nuova devozione), portare, eventualmente, un giudizio sull’autenticità e sul carattere soprannaturale.

Per la realizzazione della prima tappa, la Congregazione invita le autorità a realizzare un’indagine seria sui fatti, che pone la questione di sapere in quale misura questa raccomandazione crea o meno un diritto per i fedeli interessati.

Speriamo che questi nuovi elementi di procedure saranno rispettati nel futuro e che non si assisterà a battaglie di argomenti ad hominem che nascondono giochi di potere, come è avvenuto, per esempio, nelle apparizioni di Tilly-sur-Seulles, in Normandia, di cui l’arcivescovo di Parigi bloccò il riconoscimento, mentre esso era sulla buona strada a Roma[23].

 

  • Le difficoltà incontrate

 

In passato, l’indagine seria prevista attualmente per ottenere un discernimento positivo sul carattere dei fatti era molto spesso respinta a favore di un’applicazione affrettata dei criteri negativi, interpretati in modo unilaterale, senza nemmeno interpellare le persone interessate:

  • a Garabandal, Monsignor Juan Antonio del Val Gallo istituì una nuova indagine (completata nel 1986) tenuto conto degli errori che avrebbe riscontrato nel lavoro della prima commissione[24];
  • a Kérizinen in Bretagna (Francia), un duplice divieto imposto dal vescovo di Quimper e Léon, il 12 ottobre 1956 ed il 24 marzo 1961, che vietava ai fedeli di costruire una cappella privata e di andare a pregare il rosario sui luoghi delle presunte apparizioni, mentre nessuna inchiesta ha avuto luogo[25].
  • A Montichiari in Italia, Mons. Abate Francesco Rossi, allora curato della parrocchia, ha detto in privato che era assolutamente convinto dell’autenticità delle apparizioni di « Rosa mystica[26] » in quel luogo. Egli testimonia l’inchiesta canonica: il vescovo Giacinto Tredici nominò una commissione d’inchiesta. Ma, a mio parere, questa ha deciso di lavorare con un pregiudizio assolutamente negativo e non ha adempiuto in alcun modo al suo dovere poiché 1. Nesssun miracolo è stato esaminato, 2. Nessun testimone è stato sentito, 3 un medico ha dichiarato Pierina Gilli morfinomane, una calunnia assolutamente maligna.
  • A Dozulé in Francia, Padre Curty critica severamente la serietà dell’indagine canonica fatta[27], mentre il rifiuto del messaggio sembra provenire da false considerazioni[28];
  • A Lipa, nelle Filippine, né il vescovo sul luogo al momento delle apparizioni, né il suo coadiutore sono stati interrogati durante l’indagine fatta dai loro successori nel 1950. Al suo arrivo nel 2003, il nuovo arcivescovo, Monsignor Ramon Argüelles, non trovò nessun dossier negli archivi della diocesi. La nuova indagine che fece fare nel 1991 ha condotto ad un risultato contrario che gli ha permesso di riconoscere la soprannaturalità dell’apparizione e della pioggia di rose che è avvenuta dopo. Egli stesso scrive nel decreto di riconoscimento: il decreto del 1951 che negava il carattere soprannaturale dei fatti era «fin dall’inizio»  infangato da un’ «ombra di dubbio»,  poiché i vescovi firmatari del decreto che erano contro hanno finito per dichiarare, alla fine della loro vita, che credevano nella veridicità delle apparizioni[29]. Secondo Rafael M. Villongco[30], i membri della Commissione d’indagine sarebbero stati obbligati a firmare il decreto sotto la minaccia di scomunica.

Consapevole delle difficoltà derivanti dall’impatto con i carismi e dall’autorità, Papa Francesco ha approvato la lettera «Iuvenescit Ecclesia» della Congregazione per la dottrina della Fede, in data 14 marzo 2016, sul rapporto tra le donazioni gerarchiche e carismatiche per la vita e la missione della Chiesa:

Diversi carismi non hanno mai smesso di nascere in tutta la storia della Chiesa; eppure, è solo in tempi recenti che si è sviluppato una riflessione sistematica su questi temi. Questo è dovuto storicamente allo scisma montanista, venuto dall’antichità cristiana, e poi alle dottrine apocalittiche medioevali che hanno lasciato un segno negativo duraturo su ogni pretesa carismatica, associata ad un’epoca fantomatica dello Spirito Santo. Lumen Gentium supera completamente quest’eredità problematica, che distingue tra donazioni gerarchiche e carismatiche e che sottolinea «la loro differenza nell’unità». Queste grazie, dalle più eclatanti alle più semplici e a quelle più ampiamente diffuse, devono essere ricevute con azione di grazia e portare consolazione[31].

Il documento della Congregazione specifica i criteri di discernimento dei carismi, di cui uno consiste nell’accettazione dei momenti di prova che i loro beneficiari subiranno da parte della gerarchia ecclesiastica

Dato che il dono carismatico può possedere «una certa dose di vera innovazione, nella vita spirituale della Chiesa, e d’iniziativa nell’azione, che, a volte, può sembrare scomoda», un criterio di autenticità si manifesta nell’umiltà per sostenere gli imprevisti; il corretto rapporto tra autentico carisma, prospettiva di innovazione e sofferenza comporta una costante storica: è il collegamento tra il carisma e la croce. La nascita di eventuali tensioni esige da parte di tutti la pratica di una carità più grande, in vista di una comunione e di un’unità ecclesiale sempre più profonde[32].

Si pone la questione di sapere se l’accettazione passiva, che costituisce uno dei criteri di discernimento, è compatibile o non con la possibilità canonica offerta ai fedeli di rivendicare i loro diritti tenendo conto del bene comune della Chiesa.

Per tentare di rispondere, esaminiamo quali tipi di prove sono imposti ai profeti del nostro tempo e quali risposte sono date.

 

  • Le prove imposte

 

Dopo la realizzazione dell’indagine «seria», la Congregazione per la dottrina della fede raccomanda alle autorità competenti un percorso appropriato, che dipende dai tipi di situazioni incontrati[33]. E’ possibile:

correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto o della devozione, condannare dottrine errate o evitare pericoli di un misticismo falso o sconveniente, ecc.

Il decano Philippe Greiner chiarisce questa nozione di abuso nella sua tesi sull’inquadramento giuridico del proselitismo, distinguendo il proselitismo di buonafede e malafede.

A seconda delle circostanze, la pratica del proselitismo di cattiva lega può essere considerata come una colpa e giustificare misure disciplinari o corrispondere ad un reato punito dalla legge canonica e comportare l’applicazione di una pena a persone fisiche[34].

I suoi propositi possono applicarsi alle rivelazioni private, di cui i beneficiari applicano a essi stessi le parole degli apostoli: «non possiamo non parlare di ciò che abbiamo visto e sentito» (Atti 4,20), e a fortiori: «bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti 5,29). Philippe Greiner descrive poi due principali misure disciplinari previste dal diritto canonico nei confronti di persone che si sarebbero rese colpevoli di proselitismo di malafede, o almeno giudicato come tale, cioè la revoca di un incarico pastorale e la soppressione di una associazione. Amplieremo il dibattito, distinguendo tre tipi di persone sanzionate:

  • I beneficiari delle presunte rivelazioni, e i loro amici,
  • I curati ed i religiosi che li accompagnano,
  • I pellegrini che praticano una forma particolare di devozione collegata a queste rivelazioni.

Esamineremo in seguito le vie di ricorsi, e il modo di considerare i diritti e doveri dei fedeli.

  • Le sanzioni verso i «veggenti » e gli amici

L’abbondante letteratura relativa alle revelazioni private fornisce numerose testimonianze sulle misure disciplinari che la Chiesa ha imposto ai fedeli che beneficiano di rivelazioni private e ai loro amici.

La misura più semplice consiste nel lasciare nell’ombra il veggente, e nel raccogliere i frutti della rivelazione all’interno della parrocchia:

Nel 1980, nel cuore del quartiere musulmano di Anoumambo ad Abidjan, a Gabriel, un immigrato del Burkina Faso, è stato chiesto dai suoi vicini di sotterrare un cristiano lasciato senza sepoltura. Dopo averlo fatto, si rende conto che i cristiani del quartiere non si conoscono. Dice il rosario con quelli che si presentano ed il loro numero aumenta, tanto che comincia ad aver paura dei musulmani che li circondano. Poi fa un sogno: la Vergine Maria lo invita a non aver paura e a costruire una cappella in quel luogo. Oggi, la cappella di  «Santa Maria Bangtaba [35]» è collegata alla parrocchia di San Pietro d’Anoumambo, e si trasformerà in parrocchia indipendente dedicata a Santa Maria madre di Dio. Il sogno è dimenticato e Gabriel è ormai solo e infermo.

 

Ecco un altro esempio in cui « la veggente » è stata sottoposta a dura prova prima che il Vescovo riconosca l’apparizione:

Dal 1931, Elisabeth Ravasio, divenuta poi madre Eugenia[36], nella Congregazione Nostra Signora degli Apostoli, vive in Francia una serie di esperienze estatiche e mistiche. Dialoga con il Padre, implorando la sua misericordia nel mondo e ricevendo le stimmate, conformemente al suo desiderio di soffrire con Gesù. Il 1° luglio 1932, riceve il suo primo messaggio del Padre per gli uomini[37], e il suo caso è sottoposto a Monsignor Caillot, vescovo di Grenoble. Nel mese di settembre 1933, quest’ultimo nomina una commissione d’inchiesta sui fatti. Gli esaminatori in un primo momento non ci credono ed aumentano le loro vessazioni fino a farla rinchiudere nell’ospedale psichiatrico di San Giovanni di Dio spiegando alla sua superiora: «Questa è la casa di salute delle donne, vi rimarrà fino a quando non dice la verità. Le verranno rimossi l’abito ed il velo, non farà più la comunione né la meditazione né la via crucis: potrà assistere alla santa messa. Poi la rimanderemo in Italia dove sarà imprigionata per il male che ha fatto alla Chiesa di Francia con i suoi interventi del Padre». La suora superiora la fa uscire e, il 28 dicembre, le viene ordinato di lasciare il noviziato e di andare in un’altra casa, come sanzione canonica. Per ordine del vescovo, parte per Pommiers… per 8 giorni. Poi l’indagine continua, ed ecco che il parere dei teologi evolve favorevolmente. Verso il 1935, la Commissione d’inchiesta dà un parere favorevole, e verso il 1943, Monsignor Caillot conclude con 1° virtù solide di suor Eugenia, 2° carattere preciso, legittimo e appropriato della sua missione, [contenuta nei messaggi] dal punto di vista della dottrina 3° intervento soprannaturale e divino come unica spiegazione logica e soddisfacente dei fatti accertati, 4° presenza del dito di Dio.

 

In quest’episodio, che avviene davanti al Concilio ma che oggi non è regolamentato manterremo il carattere sorprendente della pena canonica ufficiosa (la chiusura nell’ospedale psichiatrico) e ufficiale (il trasferimento a Pommiers), a titolo di sanzioni che sono state inflitte a suor Eugenia «per il male che ha fatto alla Chiesa di Francia». Di quale male si tratta, poichè il carattere soprannaturale delle rivelazioni è stato ufficialmente riconosciuto dall’Ordinario del luogo?

Veniamo al secondo episodio della sua vita:

Il 7 agosto 1935, nel capitolo generale della congregazione ND degli apostoli, Elisabeth è eletta superiora generale poi è rieletta il 7 agosto 1947. La sua fecondità è importante, al punto che il numero di case passa da 50 nel 1932 a 144 nel 1944 e che è l’ispiratrice dell’opera di Raoul Follereau a favore dei lebbrosi, del centro mondiale dei lebbrosi d’Adzopé in Costa d’Avorio. Per questo, la sua congregazione riceve la corona civica dal presidente della Repubblica francese, il 4 giugno 1950 a Parigi. In questa data, madre Eugenia è allontanata su richiesta della Congregazione della propagazione della fede, che le fece firmare una lettera di dimissione  «per motivo d’incapacità». Cosa ha fatto di male? Sappiamo che è stata denunciata a Roma da una suora gelosa che voleva essere nominata sua segretaria, per poter viaggiare con lei. A quanto pare, non ha saputo ciò che le veniva rimproverato e non ha potuto, né, forse, voluto difendersi. Ha poi avuto dei disagi importanti facendosi più volte togliere, poi rimettere l’abito religioso. Crea diverse opere per i poveri, poi l’Unitas cattolica nel 1953 che è riconosciuta come una pia unione nel 1964. Più volte, decisioni amministrative le impongono di chiudere le case che ha creato, e di cambiare città. Ogni volta obbedisce, attirando l’incomprensione delle sorelle che l’hanno seguita «Espellerci?Ma cosa abbiamo fatto ?»  Madre Eugenia testimonia: «L’arcivescovo di Reggio ha messo come superiora e Direttrice generale tre persone senza che queste nomine siano state approvate dalle case. Ero considerata come una semplice pensionata, senza nessuna voce in capitolo, con divieto di andare dalle autorità religiose e civili. Divieto di agire per l’Unitas cattolica […] Per 11 anni, dal 1957 al 1968, ho vissuto nella contraddizione! Quando cominciavo a fare qualcosa per l’opera, mi mettevano nell’impossibilità di continuare …»  Nonostante la Santa Sede sia intervenuta in suo favore nel 1966, la memoria di madre Eugenia oggi è offuscata da un fascicolo a carico, tenuto segreto alla casa madre delle sorelle ND degli apostoli, e dalla causa civile promossa dalle sue oppositrici. Attualmente, un numero crescente di fedeli cattolici vorrebbe che sia fatta luce su questa questione, tra le sorelle della congregazione ND degli apostoli.

 

Siamo testimoni di sanzioni canoniche che consistono nella revoca di incarichi pastorali delle tre superiore delle case delle case dell’Unione Cattolica, dell’impedimento dei diritti di voto di Madre Eugenia all’interno della sua congregazione. Non si conosce il motivo che è alla base di queste sanzioni, che restano sconosciute, ma che hanno un collegamento con una rivelazione privata, il cui carattere soprannaturale tuttavia è stato riconosciuto[38]. Anche se il caso di madre Eugenia è vecchio, riguarda il nostro studio, poichè la questione oggi non è risolta. In effetti, il cancelliere della diocesi di Grenoble continua a prendere decisioni amministrative relative a madre Eugenia, rifiutando per esempio, il 26 agosto 2014, di aprire i suoi archivi per questo lavoro di ricerca:

Non diamo notizie sul dossier di madre Eugenia Ravasio.

Allo stesso modo Papa Benedetto XVI risposta ad un compatriota bavarese rivolto a lui per chiedergli l’istituzione di una festa di Dio il Padre nel mese di agosto, come richiesto nei messaggi del Padre a Madre Eugenia. Gli scrive che il caso è stato già risolto negativamente nella lettera enciclica Divinum Illud Munus di Leone XIII, il 9 maggio 1897[39]. Oltre al fatto che questa informazione sia poco conosciuta, sembra che i teologi possano trovare facilmente una soluzione, istituendo per esempio la festa del Padre misericordioso, in occasione dell’anno della misericordia.

Ritorniamo al caso di Lipa, nelle Filippine:

Le suore ricevettero l’ordine di distruggere tutte le prove relative all’apparizione, il vescovo ed il suo coadiutore furono trasferiti, come la superiora del Carmelo. Tutti coloro che erano direttamente collegati all’apparizione ebbero da soffrire. Il Carmelo fu messo in quarantena. Uno psichiatra, il Dr Pardon, minacciò Teresina di essere imprigionata se avesse confermato la sua testimonianza. Più tardi, la sua ammissione al Carmelo fu rifiutata a causa delle apparizioni, con il pretesto che si era allontanata per un po’ di tempo dal Carmelo, quando le era stato chiesto[40].

 

Esaminiamo un caso attuale, che si è verificato nel Burundi, riportato di seguito da diverse testimonianze[41], concordanti nei fatti, ma non nella loro interpretazione[42],

Nel 1990, una contadina di nome Eusébie Ngendakumana (Zebiya in Kirundi), dichiara di aver beneficiato di rivelazioni private che verrebbero dalla Santissima Vergine Maria che si presenta con il nome «Regina dell’Africa». Le apparizioni si svolgono innanzitutto nella sua proprietà, nel luogo chiamato Businde, nella parrocchia di Rukago, a nord del Burundi, poi nella capitale, Bujumbura. A poco a poco, delle persone si associano a lei, e testimoniano grazie e conversioni ricevute in abbondanza. Irritati dalle frequenti veglie di preghiera, dei vicini si lamentano alle autorità civili che arrestano la veggente ed il suo entourage, e bastonano alcuni fino allo svenimento. Il 21 ottobre 2012, si verifica un alterco tra gli amici di Zébiya che vogliono entrare nella chiesa di Rukago ed il curato che vuole impedirlo[43], in modo che l’autorità civile è chiamata per mettere ordine. Nel mese di novembre 2012, il vescovo di Ngozi vieta formalmente ogni culto a Businde e chiede alla signora Eusébie e ai suoi «seguaci» di fermare ogni attività che danneggia l’unità e la comunione della Chiesa. Nel mese di gennaio 2013, alcuni studenti sono espulsi dall’università di Ngozi perchè hanno diffuso una pubblicazione «profetica» giudicata « mendace » dalle autorità dell’Università. Essi sporgono denuncia e vincono la causa presso il Tribunale di grande istanza di Ngozi, tuttavia l’università rifiuta di reintegrarli, poiché dipende dal Vescovo. Nei mesi di marzo e aprile 2013, la polizia spara proiettili sugli adepti, uccide tra cinque, dieci persone, arresta più di duecento di essi e condanna alcuni a pene da cinque a sei anni di prigione. Nel mese di luglio 2013, il sito di Businde è trasformato in campo militare, mentre l’orfanotrofio che era stato costruito da Zebiya ed i suoi amici viene demolito[44].

 

In questo caso, le decisioni amministrative ecclesiastiche nei confronti di Zebiya e i suoi amici sono piuttosto discutibili.[45]Tuttavia ci si può lamentare di una mancanza di dialogo che avrebbe permesso loro di rispettare il discernimento del vescovo, in particolare in considerazione della gravità dell’indagine prevista dalle norme. Si può anche mettere in discussione il grado di connivenza tra la Chiesa e lo Stato, che ha portato all’arresto, a lesioni o alla morte di molti fedeli cattolici.

Tornando al nostro caso sul collegamento tra l’accettazione passiva e il fatto di rivendicare i propri diritti tenendo conto del bene comune della Chiesa, constatiamo che in tutti i casi citati, i beneficiari di apparizioni private hanno subìto con pazienza le prove, spesso illegali, che l’autorità gerarchica ha inflitto loro. Così per esempio, l’attuale arcivescovo di Lipa ritiene che le sofferenze e le umiliazioni che ha subìto la veggente conferiscono una forte credibilità alle sue visioni e dichiarazioni. La Vergine aveva avvertito la giovane carmelitana «Soffrirai, ti derideranno, ma non temere, poiché la fede ti condurrà in Cielo».

Citiamo per finire il caso di Giovannine-Louise Ramonet in Bretagna:

Giovannine-Louise Ramonet, una contadina di Plounévez-Lochrist in Bretagna, sostiene che la Vergine Maria ed il Cristo le sono apparsi in un luogo chiamato Kérizinen nel Nord Finistère, tra il 1938 ed il 1968. Da allora, il Rosario è recitato ogni giorno e vengono molti pellegrini a chiedere alla Madonna del Santissimo Rosario di intercedere per la guarigione della mente e del corpo. Tuttavia, il magnifico santuario privato costruito in questo luogo il 17 settembre 1978 non è sempre autorizzato ad ospitare la presenza reale del Cristo nonostante oltre trent’anni di preghiere da parte di migliaia di pellegrini[46] ed un’indagine canonica affrettata[47].

 

Esaminiamo ora le sanzioni applicate alle autorità ecclesiastiche vicine ai veggenti.

  • Le sanzioni verso i curati ed i religiosi favorevoli

Il provvedimento disciplinare più facile da prendere per un vescovo di fronte ad un caso di rivelazione privata consiste nel trasferire il curato che sostiene i beneficiari di una presunta apparizione, così come i religiosi che li accompagnano.

Come abbiamo visto, la revoca di un incarico pastorale è disciplinato dal canone 184 §1, mentre la procedura è specificata nei canoni 1740[48], 1741 e 1742 quando si tratta di un curato. Inizia con una richiesta di rinuncia in teoria preceduta da una fase di discussione con due preti, scritta e motivata. Il primo dei motivi di trasferimento del curato evocato dal canone 1741 è «un modo di agire che provoca un grave danno o un grave disturbo nella comunione ecclesiale».

In pratica, quando un gruppo di fedeli crede ad una rivelazione privata, oppure, almeno ad una presunta rivelazione, in genere si verifica una divisione tra il gruppo di pellegrini che ci credono ed il gruppo di parrocchiani che non ci credono. Anche se i gruppi restano cauti, in attesa del giudizio del vescovo, è probabile che si verifichi una divisione e, qualunque sia l’atteggiamento del curato, può essere ritenuto responsabile, il che comporta, di facto, un motivo di trasferimento. Tuttavia, è normale che si verifichino dei turbamenti nella vita della Chiesa appena che lo Spirito Santo interviene: «i miei pensieri non sono i vostri pensieri» (Isaia, 55, 9), ha detto l’Eterno, mentre Gesù, principe della pace, ha confermato:

Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? Vi dico di no, ma la divisione. Non credete che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare pace, ma una spada. Ormai, infatti, in una casa di cinque persone, saremo divisi, tre contro due e due contro tre: saremo divisi, padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera. Poichè sono venuto a contrapporre l’uomo a suo padre, la figlia a sua madre e la nuora a sua suocera. Avremo per nemici le persone della propria famiglia. (Matteo 10, 34-36).

All’occorrenza, ecco alcune sanzioni regolarmente applicate a curati, religiosi e religiose che frequentano luoghi di presunte rivelazioni private, non riconosciute, e/o che sostengono coloro che le frequentano:

  • divieto di recarsi sui luoghi, come nel caso di Kérizinen[49], o di Lipa[50],
  • trasferimenti di curati[51], di religiose[52] e di vescovi[53],
  • espulsioni di religiosi[54],
  • interdetto (c. 1332) e sospensione (c. 1333), vale a dire minaccia di scomunica[55],
  • denuncia o neutralità di fronte al potere secolare[56].

In Francia, Monsignor René Laurentin[57], che abbiamo incontrato, ha dedicato la sua tesi di dottorato in teologia al sacerdozio della Vergine e, per tutta la vita, ha studiato le rivelazioni private. Ecco alcuni estratti delle sue memorie:

Avevo accettato di entrare nell’oscuro campo [delle apparizioni] su richiesta delle autorità della Chiesa, compreso il cardinale Seper, predecessore del cardinale Ratzinger, che mi ha consultato prima di stabilire le sue regole sulle apparizioni (1978). Ma l’autorità che si collegava al mio nome in materia è fallita: troppe persone l’utilizzavano impropriamente, come se dialogo o indagine equivalessero all’ autentificazione. […] Il seguito vedrà la mia lenta discesa agli inferi, ma senza dramma né splendore, poichè ne ho limitato i danni senza battermi con nessuno e obbedendo all’ordine stabilito. Così ho perso, in silenzio, buona parte della libertà che avevo apprezzato nella Chiesa, fino ai miei ottanta anni, e verificato la profezia di Gesù al suo discepolo Pietro: «Nella tua giovinezza, ti cingevi la veste da solo…» (Jn 21, 18). Qualsiasi notorietà fa del suo beneficiario un uomo da abbattere, e la mia duplice preoccupazione di chiarire le questioni in sospeso e di riabilitare reputazioni diffamate ha aggravato considerevolmente il mio caso. […]  Certamente, le repressioni sono meno rigorose e meno enigmatiche rispetto al tempo di padre Congar, ma i vari metodi sono analoghi per ridurre le libertà umane, cristiane, sacerdotali, mediatiche, accademiche o altro, che interferiscono con le azioni in corso al riparo dai segreti ufficiali.[58]

 

  • Le sanzioni verso i pellegrini

Un’altra sanzione, o almeno una « misura disciplinare » che Philippe Greiner cita a proposito del proselitismo di malefede, è la soppressione di una associazione. Egli stesso cita per esempio la soppressione dell’associazione pubblica «Arca di Maria» da parte del cardinale arcivescovo del Québec, il 4 maggio 1987, mentre era stata costruita dal suo predecessore nel 1975[59].

Altri tipi di sanzioni applicate correntemente, e in particolare sono:

  • il divieto di costruire un santuario, privato, o di aurorizzarvi la celebrazione del culto[60];
  • il divieto ai pellegrini di recarsi sui luoghi della presunta rivelazione[61];
  • il divieto di parlare e di testimoniare, come per esempio a Dozulé[62].
  • il divieto di pubblicare opere[63];
  • divieti di abbigliamento, come a Businde;
  • l’attacco alla repuzione dei pellegrini, considerati comme dei creduloni a Dozulé, vale a dire nemici della Chiesa[64];
  • l’abbandono al braccio secolare [65].

Ci si può interrogare sulla legalità di queste decisioni, e sul loro carattere di atto amministrativo che consente di depositare un ricorso.

 

In alto, santuario privato di Kérizinen

 

 

A sinistra, modello della Croce gloriosa di Dozulé su scala di costruzioni reali.

 

  • Le vie di ricorso e la giustizia

 

I capitoli da 4 a 6 presentano un vasto panorama di ricorsi amministrativi gerarchici e contenziosi che coprono l’intero diritto canonico, ma non abbiamo incontrato quelli realtivi alle controversie sulle rivelazioni private. Questo significa che la giustizia amministrativa della Chiesa non è applicabile in questo campo, che l’intervento della giustizia è sconosciuto poiché tenuto segreto, o ci sono dei motivi perché fedeli cattolici, vittime di decisoni amministrative non depositano ricorsi?

Abbiamo visto che Mons. Laurentin è stato testimone di ciò che chiama i  «diversi metodi» della gerarchia ecclesiastica per occultare le rivelazioni private. Nelle sue memorie, precisa che le rivelazioni private a carattere pubblico conferiscono immancabilmente una certa notorietà ai loro autori, facendo di essi «uomini da abbattere». Di fronte a questi atteggiamenti della gerarchia, lui stesso ha scelto la via del silenzio e della sottomissione dove preserva per sé un minimo di libertà di scrivere sacrificando il resto. Con questa scelta potrebbe essere diventato complice di violazione dei diritti dei fedeli con l’autorità ecclesiastica. Lascia intendere che ha usato la via diplomatica e mediatica per sostenere in modo discreto alcuni «veggenti», ma, ovviamente, non ha utilizzato la via legale. La ragione di questa scelta è legata alla sua volonta di non depositare ricorsi per non inasprire le situazioni, o ad una impossibilità di agire efficacemente per i «segreti ufficiali», che, secondo lui, costituiscono «un riparo» contro i ricorsi contenziosi ? Non lo sappiamo.

Nel caso di Garabandal[66], il vescovo di Santander ha continuato ad applicare nel 1968 il canone 1399 del codice del 1917 mentre questo era stato abrogato. I parrocchiani non hanno fatto alcun ricorso, poiché, indubbiamente ignoravano i loro diritti[67].

Nel caso di Kérizinen, dei ricorsi graziosi sono stati formulati regolarmente dall’associazione degli Amici di Kérizinen presso l’ordinario del luogo, con risultati più o meno positivi in funzione della personalità dei vescovi successivi. L’associazione ha cercato sempre di mantenere il dialogo rinunciando alla cieca sottomissione e alla via del contenzioso. A volte ne deriva una certa apertura:

Troverete allegata una nota […] che qui […] prende atto della positività, ed indica nello stesso tempo i passaggi che sono ancora da superare. […] E’ assolutamente necessario che [nel fascicolo] sia indicato chiaramente che Giovannine-Louise ha detto di aver avuto, tra il 1938 ed il 1965, più di 70 apparizioni della Vergine Maria e/o del Signore Gesù, e di aver ricevuto, durante queste apparizioni, dei messaggi che ha trascritto nei suoi quaderni: che queste apparizioni e questi messaggi non sono mai stati riconosciuti come aventi un’origine soprannaturale[68]

Nel caso di Zebiya nel Burundi, si nota un riferimento alla giustizia canonica da parte dell’ordinario di Ngozi, in una lettera del 2 aprile 2013 all’avvocato Segatwa Fabien, che si appellava a lui per far uscire di prigione i seguaci di Zebiya:

…nel caso in cui vi sembrerà che il vescovo di Ngozi abbia violato una legge canonica nelle disposizioni prese per chiedere ai fedeli che sono affidati al suo compito di comportarsi da cristiani cattolici, sappiate che vorrà meglio rispondere davanti ad una giurisdizione di Chiese competenti in questo ambito …

Ci si può chiedere se la prospettiva di ricorso citata sia credibile, nella misura in cui l’avvocato Segatwa non disponeva di nessun atto amministrativo scritto del vescovo che avrebbe potuto impugnare, né di competenze canoniche che gli avrebbero permesso di portare la questione davanti al Consiglio dei laici, passaggio obbligato verso la Segnatura Apostolica. Sembra d’altronde che l’impossibilità pratica, per Zebiya ed i suoi amici, di dialogare in modo sano con il curato ed il vescovo, sia stato una delle fonti di violenza che è scoppiata. Riguardo a padre Hermann, ha preferito la fuga al ricorso.

Un certo dialogo si è avuto in altri luoghi come a Dozulé, dove un abitante ha depositato un ricorso grazioso presso il vescovo di Bayeux-Lisieux, dopo aver ricevuto la lettera del 2 marzo 2006 di seguito:

Il mio predecessore, Monsignor Badré, nel dicembre del 1985, io stesso, in diverse occasioni e soprattutto a Lourdes, nel settembre del 1989, il cardinale Ratzinger, attualmente Papa con il nome Benedetto XVI, nell’ottobre del 1985, aveva vietato: qualsiasi pubblicazione di libri, opuscoli, cassette. Ed ogni propaganda e raccolta di fondi per la costruzione di un santuario o di una croce gigantesca di 738 metri. Qualsiasi spostamento a Dozulé. Inutile riunirsi su questa presunta collinetta dei prodigi. Non possiamo dichiarare autentiche le apparizioni di Dozulé. Quindi, cara Signora, bisogna conformarsi alle decisioni della Chiesa[69].

Questa lettera sarebbe stata oggetto di contestazione[70], ma il destinatario non ha depositato ricorso gerarchico né di contenzioso. L’atteggiamento di dialogo rispettoso produce un minimo di frutti, poiché la domenica del 29 maggio 2011, in presenza del vescovo e di una folla di fedeli, il curato di Dozulé impone le sue due mani sulla testa di una parrocchiana e pronuncia queste parole:

Signora M., in nome della Chiesa, la nomino responsabile dell’accoglienza dei pellegrini sulla Butte di Dozulé. Nella difficoltà sarò lì per aiutarla[71].

 

Dalla pubblicazione del libro francese, il 3 gennaio 2017, dei pellegrini di Dozulé sono informati, da fonte affidabile, che il vescovo del luogo ha avviato un’ulteriore indagine canonica sulle presunte apparizioni di Dozulé ma che la Congregazione per la dottrina della fede gli avrebbe chiesto di fermare l’indagine prematuramente, e così ha fatto. I fedeli locali rimangono perplessi davanti a questa situazione che sembra inverosimile, in quanto in contrasto con le raccomandazioni della stessa Congregazione.

 

Tuttavia questa situazione presenta alcune similitudini con i recenti sviluppi di Lipa nelle Filippine. Dopo aver condotto un’indagine approfondita, il Vescovo di Lipa ha riconosciuto come soprannaturali le rivelazioni, segnalando il carattere « incerto » del decreto di divieto del 1951[72]. Anche in questo caso, la Congregazione per la dottrina della fede è intervenuta riesumando un documento tenuto segreto per oltre cinquant’anni, nel quale Papa Pio XI avrebbe convalidato in forma specifica l’inchiesta fortemente viziata di illegalità, constatando il carattere non soprannaturale delle apparizioni e della pioggia di petali di rose[73]. Annunciando il decreto della Congregazione per la dottrina della fede che annulla il proprio decreto[74], Monsignor Argüelles ha precisato che non avrebbe impugnato questa decisione. Senza conoscere le ragioni, notiamo che Monsignor Argüelles è stato invitato a rinunciare al suo incarico di vescovo di Lipa il 2 febbraio 2017, due anni prima del limite di età, e che è stato nominato immediatamente un nuovo vescovo al suo posto.

Un eminente dottore in diritto canonico ha criticato la scelta dell’autore di citare le rivelazioni private in quest’opera:

Sono sorpreso di leggere, per esempio, il passaggio (con foto!) in cui ricorda le pseudo rivelazioni di Dozulé o altri luoghi…Attenzione a non scendere ad un livello giornalistico che stona in un’opera che si considera di buon contegno[75].

Ci sembra importante mantenere la questione delicata poichè abbiamo visto che le presunte rivelazioni hanno dato luogo a molti atti amministrativi specifici relativi a colpire a torto o ragione i diritti dei fedeli cattolici. Inoltre, ci sembra che, se non bisogna considerare pubblicamente soprannaturale una presunta rivelazione, non bisogna nemmeno considerarla pseudo apparizione visto che l’ordinario non si è pronunciato ufficialmente alla luce dell’indagine approfondita richiesta dalla Congregazione per la dottrina della fede.

 

Tenuto conto di questi elementi, un’indagine presso associazioni di pellegrini di molti luoghi di apparizioni non riconosciute ha permesso di capire perchè i loro membri non ricorrono alla giustizia ecclesiastica, in quanto sono convinti di una profonda ingiustizia rispetto ai veggenti ed ai messaggi:

  • la gerarchia ecclesistica è particolarmente sensibile alle presunte rivelazioni che potrebbero essere fonte di divisione nella comunione ecclesiale;
  • le persone interessate sono legate alla Chiesa e non vogliono interrompere il dialogo con il loro vescovo, sebbene sia difficile e debole;
  • nessuna associazione di pellegrini ha ricevuto la personalità giuridica che permetterebbe di agire;
  • i loro membri non dispongono di sufficienti conoscenze in materia di diritto canonico per far valere i loro diritti, e i sacerdoti che potrebbero disporre di queste conoscenze sono sottoposti al divieto di frequentare i luoghi in questione;
  • le decisioni del vescovo non sono chiaramente degli atti amministrativi suscettibili di ricorso;
  • le eventuali decisioni della Congregazione per la dottrina della fede sono comunicate soltanto dal vescovo del luogo, e quindi non sono contestabili dai fedeli cattolici interessati. Inoltre, queste, a volte, sono approvate dal Papa in forma specifica, dando loro un carattere definitivo;
  • i documenti del dossier, e in particolare l’indagine canonica, non sono divulgati, quindi non è possibile contestarli.

Abbiamo anche trovato un’eccezione con un ricorso di contenzioso depositato presso il Supremo Tribunale per una questione legata ad una rivelazione privata[76].

Il 10 marzo 1975, l’associazione «L’Esercito di Maria» è fondata canonicamente dall’arcivescovo del Québec secondo il codice 1917. Successivamente sembra che l’associazione sia sulla scia della comunità di Notre Dame de Tous les Peuples che si basa sulla vita mistica della sua fondatrice e sui messaggi che ha ricevuto tra il 1940 ed il 1959. La devozione a Maria madre di tutti i popoli è stata condannata sotto Pio XII. Anche il Cardinale arivescovo del Québec invita l’associazione a cessare di  «impegnarsi in percorsi pericolosi e non completamente ortodossi», poi raccoglie il seguente consiglio della Congregazione per la dottrina della fede: «Dopo aver studiato gli scritti diffusi dell’Esercito di Maria, questa congregazione […] approva questi avvertimenti e li conferma, che consente di avere la libertà di adottare tutte le misure necessarie senza escludere la possibilità di sopprimere l’associazione ad normam iuris». Con decreto del 4 maggio 1987, l’Arcivescovo abolisce il riconoscimento dell’associazione. Il decreto è oggetto di un ricorso gerarchico, poi di contenzioso amministrativo, ma non è ammesso alla discussione per evidente mancanza di fondamento, conformemente alle sentenze del Congresso del 17 marzo 1989 e del 1 marzo 1990, e del Collegio del 20 aprile 1991.

 

Si noterà che la decisione del Tribunale non porta in nessun modo sulla fondatezza della posizione della Congregazione per la dottrina della fede, che non è considerata come un decreto amministrativo, ma sul decreto di soppressione dell’associazione, convalidato dal Consiglio pontificio per i laici, basato sulla posizione della Congregazione.

Questa decisione del vescovo rispetto all’Esercito di Maria ci porta ad approfondire un secondo argomento trasversale, vale a dire quello dei nuovi movimenti religiosi e delle presunte sette.

 

  1. I nuovi movimenti religiosi e le presunte sette

 

Alle origini del cristianesimo, i cristiani erano considerati, giustamente, come una setta, poichè la parola setta viene dal verbo latino sequor, sequeris, che significa seguire, e i cristiani seguivano Gesù Cristo. Nel XXI secolo, la comprensione della parola setta si è evoluta, con un significato differente nel mondo civile e religioso. Diventa di nuovo di attualità in Francia, come negli altri paesi, a causa dell’attualità civile e religiosa.

Il 12 giugno 2001, la Francia ha adottato una legge «che tende a rafforzare la prevenzione e la repressione dei movimenti settari» […] questa legge è stata impugnata immediatamente dai Testimoni di Geova davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo; ma il loro ricorso è stato rigettato il 6 novembre 2001. […] E’ principalmente nel cattolicesimo che questo concetto di setta presenta una connotazione peggiorativa: il codice del 1917 definiva negativamente tutti i gruppi che considerava scismatici o ostili, sette «cattoliche», «massoniche», ecc. Le altre grandi religioni hanno un atteggiamento più positivo o almeno più neutrale di fronte ai gruppi minoritari o ai «nuovi movimenti religiosi», anche se questi sorprendono o disturbano l’ordine religioso costituito[77].

Il 29 aprile 2016 a Digione, durante la conferenza del mondo secolare «Lotta « anti-sette »: bilancio e prospettive[78] », Thierry Bécourt conferma le sue intenzioni del 2002:

E’ chiaro che una corrente intollerante attraversa la Francia e si propaga in Europa. Ci ricorda i periodi più bui della nostra storia. Lo spettro di Vichy ci spia… Questa intolleranza nazionalizzata che viviamo oggi nel nostro paese dice «diritti dell’Uomo», segna l’inizio della vera privazione della libertà, quella del pensiero… che, se noi perdiamo la nostra vigilanza, aprirà la porta al totalitarismo[79].

Nonostante il carattere soggettivo e quindi parziale di queste intenzioni, è interessante sapere come si comporta la Chiesa e la sua giustizia in ciò che Thierry Bécourt chiama «una nuova caccia alle streghe».

 

  • Il diritto applicabile

Nel diritto canonico, il codice del 1917 cita più volte le persone che hanno dato il loro sostegno, o che hanno aderito pubblicamente ad una setta eretica o scismatica o alla setta massonica, o alle società dello stesso genere[80], vietando loro di partecipare ai voti (canone 167), di essere ammesso al noviziato (canone 542), di appartenere ad una associazione (canone 693), di essere padrino (canone 765), di sposarsi religiosamente (canone 1060), di avere una sepoltura cristiana ((canone 1240).  Devono essere dichiarati infami e ricevere una pena di scomunica (canoni 1214 §1[81] e 2335). Sono proibiti anche i libri che si occupano delle sette massoniche e altre società dello stesso genere che sostengono che esse sono utili e che non sono dannose per la Chiesa e per la società civile (canone 1399).

Attualmente, il codice del 1983 riprende in parte questi canoni[82], senza utilizzare il termine setta, ma conservando quello di eresia, sapendo che l’affiliazione ad una setta atea è paragonabile all’eresia[83]. Oltre al Codice, diversi pronunciamenti specificano la posizione del magistero.

Nel 1981, il Consiglio permanente della Chiesa di Francia crea il gruppo «Pastorale e sette» guidato da Giovanni Vernette[84].

Il 3 maggio 1986, la Curia romana pubblica un documento intitolato «il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi: sfida pastorale». Considerando l’approccio ecumenico e del dialogo interreligioso, Philippe Le Vallois distingue tre casi:

  • le sette di origine cristiana, cioè gruppi che aggiungono alla Bibbia altri libri, altri messaggi profetici;
  • i gruppi religiosi che hanno una propria visione del mondo particolare, che deriva dagli insegnamenti di una delle principali religioni del mondo
  • i gruppi particolari che abitualmente sono come una minaccia per la libertà delle persone e in genere per la società.

Il 5 aprile 1991, la IV riunione plenaria del concistoro dei cardinali ha per tema «le sette o i nuovi movimenti religiosi», nei cinque continenti. Il cardinale Arinze, allora presidente del Consiglio pontificio per il dialogo interregionale, espone  «la sfida delle sette o dei nuovi movimenti religiosi, approccio pastorale[85]» facendo evolvere il termine «setta» giudicato troppo polisemico e negativo verso l’espressione «Nuovi movimenti religiosi» più adatta  per coprire i nuovi movimenti di origine protestante, i gruppi detti settari che hanno un retroterra cristiano, i nuovi movimenti orientali o africani, e quelli di tipo gnostico o esoterico. Invita i vescovi al discernimento, giudicando eccessive alcune delle loro reazioni sul posto, e invitandoli a respingere le condanne, le discriminazioni, le generalizzazioni che consistono nell’applicare a tutti i Nuovi movimenti religiosi gli aspetti negativi di alcuni.

Il 15 novembre 1991, la Conferenza dei vescovi di Francia pubblica «L’Église catholiques, les Sectes et Nouveaux mouvements religieux en France[86]»

Nel 1997, l’Opus Dei reagì contro il rapporto sulle sette dei parlamentari belgi, che lo rende simile a questa categoria tacciandolo di «cattolicesimo integrale e elitario».

Nel 2013, Yves Hamant, presidente d’Istina, nonché altre persone, inviano ai Vescovi di Francia «un appello vigoroso per denunciare pratiche di derive settarie anche all’interno delle istituzioni della Chiesa». Il Presidente della Conferenza deiVescovi di Francia risponde loro il 7 novembre con queste parole:

L’abbiamo ricevuto come il grido di persone che soffrono nel cuore della Chiesa per quello hanno vissuto personalmente o per quello che i loro cari hanno vissuto o vivono ancora. Pensiamo a coloro che sono feriti, a volte in modo duraturo, dal comportamento di alcuni membri della Chiesa. Come Presidente della nostra Conferenza vorrei, a nome di tutti noi, dirvi che queste pratiche ci urtano e ci scuotono. Pregare per loro non basta; vogliamo portare con essi la loro sofferenza, per assicurare loro la nostra compassione, aiutarli nella loro ricostruzione[87].

Il risultato è la creazione di una Cellula per le derive settarie in comunità cattoliche all’interno della Conferenza dei vescovi di Francia[88] nonchè la pubblicazione, nel settembre del 2014, dell’elenco dei criteri di discernimento per l’identificazione dei comportamenti di tipo settario[89]. Nulla viene detto però sulla procedura da seguire nei casi di presunta deriva settaria, e, in particolare, sulla protezione dei diritti dei fedeli cattolici membri delle comunità incriminate.

 

  • Le difficoltà e le sanzioni

In un contesto caratterizzato da delazione, esclusione e paura che ricorda periodi bui della storia, tre tipi diversi di difficoltà appaiono:

  • le violazioni dei diritti delle vittime di processi devianti all’interno stesso della Chiesa;
  • l’amalgama tra gruppi devianti e gruppi religiosi, che generano esclusioni e sanzioni nei confronti dei membri di questi gruppi;
  • la connivenza di alcuni sacerdoti cattolici con lo Stato francese e con le logge massoniche, che a volte hanno strumentalizzato la paura delle sette per attaccare le religioni.

Nessuno è in effetti immune da fenomeni di esclusione, che derivano da una stigmatizzazione di gruppi devianti, come ha testimoniato il Santo Padre Benedetto XVI stesso quattro anni prima delle sue dimissioni.

A volte, si ha l’impressione che la nostra società ha bisogno di un gruppo, almeno, al quale non riservare nessuna tolleranza, contro il quale poter tranquillamente lanciarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarsi, in questo caso il Papa, perde anch’esso il diritto alla tolleranza e può anche lui essere trattato con odio, senza timore né riserbo.[90].

L’Opus Dei l’ha imparato a sue spese quando Monsignor Jacques Trouslard, canonico onorario, delegato alla documentazione sulle sette, gli ha prestato dieci caratteristiche settarie[91]. Inoltre fu ricompensato dallo Stato francese con la la più alta onorificenza di Cavaliere della Legione d’onore[92].

Alcuni vescovi francesi sono stati destinatari dei rapporti delle Informazioni generali che sono alla base del rapporto parlamentare sulle sette del 1995 o di quelli dei gruppi anti sette come l’UNADFI, ampiamente sovvenzionati dal governo francese. A volte col pretesto di queste informazioni non verificate rifiutano i diritti ai membri dei movimenti considerati settari, o attentano alla loro reputazione senza lasciar loro il diritto di difesa.

Adottando la forma della lettera aperta, il presidente della Conferenza dei vescovi di Francia rende pubblico il problema, lasciando alla stampa il compito di commentare il suo intervento, quello che non ha mancato di fare la stampa, citando possibili «abusi spirituali» da parte delle Beatitudini, dei Legionari di Cristo, dei Points-Cœurs, della Comunità di San Giovanni… Contrariamente alle procedure canoniche che proteggono la reputazione delle parti, si teme che

la chiamata in causa nei media, a volte danneggia irreparabilmente la reputazione di persone innocenti[93].

 

  • I possibili ricorsi

 

Accade che dei membri di gruppi designati come settari facciano ricorsi di contenzioso amministrativo contro prese di posizione dell’autorità amministrativa. Dopo i ricorsi dei membri dell’«Esercito di Maria» e dell’associazione «Call to Action Nebraska», ecco un terzo esempio:

Un membro di una associazione privata, che è oggetto di un avvertimento esposto in un monastero, si lamenta di una lesione alla sua reputazione a causa di una lettera dell’autorità ecclesiastica inviata ad una persona che aveva chiesto informazioni su questa associazione. Il Supremo Tribunale non ammette alla discussione il ricorso, ritenendo « che non è stato dimostrato che la risposta contestata è un atto amministrativo, poiché la gerarchia rispose solo ad una donna che l’interrogava sull’affiliazione alla Chiesa di questa associazione, riprendendo il rapporto di un senatore francese e di altre fonti internet[94].

 

 

Di fronte a questa situazione, il canonista può solo interrogarsi sulla validità delle fonti che la gerarchia utilizza, citando il rapporto parlamentare sulle sette portato da franchi massoni notori,  e il sito www.sos-dérive-sectaire.fr, che fa esplicito riferimento all’«accusatore dei fratelli» come si chiama lui stesso foneticamente il webmaster del sito[95].

 

S’interroga anche sulla credibilità dei consiglieri scelti dall’episcopato francese, vale a dire Mons. Trouslard, che sosteneva di essere «ossessionato dalle sette[96]», e Mons. Vernette, che ha contratto un matrimonio[97]. Si rammarica infine che nessuno dei tre ricorsi depositati di cui è venuto a conoscenza sia stato ammesso alla discussione, il che potrebbe essere un problema strutturale e non solo congiunturale.

Per quanto riguarda la risposta del Presidente della Conferenza dei vescovi di Francia sulle derive settarie all’interno della Chiesa, ci si può stupire che invii vittime verso la giustizia dello Stato francese, senza menzionare alcuna procedura canonica in vigore nella Chiesa.

Vogliamo dirvi con forza che desideriamo continuare ad agire affinché si chiariscano le situazioni, in modo che la verità possa apparire quando è necessario e coloro che sono state vittime di processi devianti trovino presso i vescovi un orecchio in ascolto e comprensione. […] Alcuni comportamenti che denunciate evidenziano giustizia penale. Nessuno è al di sopra della legge. Spetta alle vittime, che lo desiderano, sporgere denuncia davanti alla giustizia quando occorre[98].

Omettendo di menzionare la giustizia amministrativa ecclesiastica, sembra che i Vescovi di Francia considerino che non svolga il suo ruolo per identificare, limitare e risolvere le difficoltà legate alle presunte derive settarie all’interno della Chiesa. Non c’è dubbio che questo è dovuto in parte alla mancanza di forza degli organismi di dialogo, come i comitati diocesani di mediazione, che Papa Francesco sembra valorizzare nella sua esortazione Evangelii gaudium:

Nella sua missione di favorire una comunione dinamica, aperta e missionaria, [il vescovo] dovrà stimolare e ricercare la maturazione degli organismi di partecipazione proposti dal Codice di diritto Canonico e altre forme di dialogo pastorale, con il desiderio di ascoltare tutti, e non solo alcuni, sempre pronti a fargli dei complimenti.

Alla conclusione di queste pagine, abbiamo meditato sulle parole di Papa Francesco applicandole alle comunità ecclesiali respinte dalla gerarchia:

Una Chiesa senza martiri… è una Chiesa senza Gesù […] oggi,  la più grande forza della Chiesa è nelle piccole Chiese, piccole piccole, … perseguitate[99].

 

 

Chiesa di San Georges des Gardes (Francia), distrutta nell’estate 2006[100]

 

 

 

Madre Eugenia dei lebbrosi

 

 

[1] La Congregazione competente delle rivelazioni private è la Congregazione per la dottrina della fede. Eppure il database delle pubblicazioni nel capitolo 3, riporta solo quattro ricorsi relativi a decreti emanati da questa Congregazione, su circa duemila pubblicazioni relative a ricorsi di contenzioso. Inoltre, nessuno dei casi segnalati fa esplicitamente riferimento ad una rivelazione privata. Mentre è possibile che esiste una giurisprudenza per il trasferimento di curati o per l’espulsione di associazioni, che è uno dei provvedimenti disciplinari imposti dal vescovo per presunta apparizione, ma in questo caso, la giurisprudenza è molto abbondante ed il riferimento alla rivelazione privata non è indicato nell’oggetto dei ricorsi.

[2] Cf. Ratzinger, (Cardinale Joseph), luoghi teologici delle rivelazioni private, commento del terzo segreto di Fatima, Fatima 13 maggio 2000. Distingue il tempo della rivelazione, detta pubblica, in opposizione alle « rivelazioni private » sapendo che tra queste due realtà, c’è una differenza non solo di grado, ma di natura.

[3] Pensiamo per esempio a Sant’Agostino, San Martino, Santa Giovanna di Chantal, Santa Teresa d’Avila, Santa Caterina Labouré, San Giovanni della Croce, Bernadetta di Lourdes ed i bambini di Fatima, Suor Faustina, Padre Pio …

[4] Lebry (Léon, Francis), Jean-Pierre Kutwa, miraculé et cardinal, Abidjan NEI-CEDA, 2015, 262 p.

[5] Lebry (Léon Francis), Giovanni-Pierre Kutwa, miracolato e cardinale miraculé et cardinal, Abidjan NEI-CEDA, 2015, 262 p.

[6] Congregazione per la dottrina della fede, lettera del 15 maggio 2016, in occasione della festa di Pentecoste 2016, www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_
doc_20160516_iuvenescit-ecclesia_fr.html

[7] Il sito è sviluppato da « Miracle Hunter » Michael O’Neill, laureato all’università di Stanford University, e membro della  Mariological Society of America. S.E. il Cardinale Seán O’Malley, Boston, MA. commenta così: «Thank you for sending me your site. It is excellent».

[8] Identifica oltre 1 000 miracoli, o almeno presunti miracoli, con immagini miracolose, stimmate, cadaveri intatti, miracoli eucaristici e apparizioni.

[9]Questo aumento si traduce nella crescita del loro numero reale, ma può essere anche il risultato di una migliore conoscenza delle apparizioni a causa di una grande mediatizzazione.

[10] Laurentin (Padre René) «Moltiplicazione delle apparizioni della Vergine oggi» (Fayard 1995). L’abrogazione è stata fatta da Paolo VI, il 14 ottobre 1966 (Decreto della Congregazione della dottrina della fede, Acta Apostolicae Sedis, 29 dicembre 1966, Pagina 1186)

[11] Guadalupa (Messico, 1531), Aparecida (Brasile, 1717), Roma (a Alfonso Ratisbonne nel 1842), La Salette (France, 1846), Lourdes (France, 1858), Pontmain (France, 1871), Giertzwald (Pologne, 1877), Fatima (Portugal, 1917), Beauraing (Belgique, 1932), Banneux (Belgique, 1933), Amsterdam (Pays-Bas, 1945), Betania (Venezuela, 1976), Akita (Japon, 1973), Kibeho (Rwanda, 1981), Le Laus (France, 1664) et Champion (États-Unis, 1859).

[12] Laurentin, (Mgr. René), Memorie. Cammino verso la luce, Paris, 2005, Fayard, p. 332/624.

[13] Barbu, (Mons. Francis), « Que penser de Kerizinen ? Une réponse de Rome, la position de l’Evêque diocésain », Quimper, juin-juillet 1975, tratto dagli archivi dell’associazione degli amici di Kérizinen.

[14] Catechismo della Chiesa cattolica, n° 66 e 67

[15] Cantalamessa (Padre Raniero)  www.totus-tuus.fr/article-2220137.html

[16] AAS 58/16.

[17] Can. 2318: § 1 Nella scomunica riservata specialamente alla Sede apostolica, incorrono gli editori di libri apostati, eretici e scismatici, che difendono l’apostasia, l’eresia, lo scisma; cosi gli altri che difendono consapevolmente questi libri o altri prohibiti nominatamente con lettera apostolica, o li leggono e li ritengono. Autori  ed editori che senza licenza fanno stampare libri della Scrittura, note o commenti, incorrono subito la scomunica non riservata.

[18] Ottaviani (Cardinale). Estratto del decreto della Congregazione, tradotto a partire dalla versione inglese scaricata il 20 maggio 2016 dal sito  www.lovingmother.org/misc/canonsofthechurcheng.htm:
Canone 1399: Limitando il diritto di pubblicazione, questo canone vieta alcuni libri come quelli che trattano  rivelazioni, visioni, profezie e miracoli. Questo canone è stato abrogato il 29 marzo 1967. Questo significa che per queste pubblicazioni, il divieto derivante dal diritto ecclesiastico è elevato. Ormai i cattolici sono autorizzati, senza aver bisogno d’imprimatur, nihil obstat, o di altro permesso, a pubblicare resoconti delle rivelazioni, visioni, profezie e miracoli. Certamente, queste pubblicazioni non devono mettere in pericolo la fede o la morale. Questa è la regola generale, che ogni cattolico deve seguire  in tutte le sue azioni, lo stesso, ed in particolare, i giornalisti. A maggior ragione, è consentito per i cattolici frequentare i luoghi delle apparizioni, anche non riconosciuti dagli Ordinari delle loro diocesi o dal Santo Padre, dopodiché i visitatori cattolici che frequentano questi luoghi devono rispettare la fede e la morale. Tuttavia non sono soggetti a nessuna disciplina ecclesiastica, nemmeno per le loro preghiere pubbliche. L’autorizzazione è richiesta soltanto per la celebrazione della Santa Messa o per altri servizi religiosi.

Canone 2318: Questo canone prevede sanzioni contro coloro che hanno violato le leggi di censura e divieto. Questo canone è stato abrogato [revoca] dal 1966. Nessuno può subire più una censura ecclesiastica per frequentare luoghi di apparizioni, anche quelli non riconosciuti dagli Ordinari delle loro diocesi o dal Santo Padre. Inoltre, « quelli che sarebbero incorsi nella censura prevista dagli Ordinari delle loro diocesi o dal Saonto Padre. Inoltre, “coloro che sarebbero incorsi nella censura prevista nel Canone 2318 saranno anche assolti a causa dell’abrogazione [revoca] di questo canone. »

[19] www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_
doc_19780225_norme-apparizioni_fr.html

[20] I criteri sono rimasti segreti per trentasette anni, poi resi pubblici dopo che versioni ufficiose sono circolate un po’ ovunque nel mondo. Infatti, la pubblicazione delle norme procedurali non è soltanto utile ai pastori, che erano già informati, ma anche e soprattutto ai fedeli che possono informarsi delle leggi che sono loro applicabili, quindi cercare di discernere le presunte rivelazioni ed effettuare i ricorsi che riterrebbero appropriati, nel caso in cui si sentissero lesi da decisioni amministrative giudicate illegittime.

[21] www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20111214_prefazione-levada_fr.html

[22] A. Criteri positivi:

  1. Per quanto riguarda l’esistenza del fatto, certezza morale o, almeno grande probabilità, acquisita dopo un’indagine seria.
  2. Circostanze particolari relative all’esistenza ed alla natura del fatto:
  1. qualità personali del o dei soggetti (in particolare equilibrio psichico, onestà e rettitudine della vita morale, sincerità e docilità abituali verso l’Autorità ecclesistica, capacità a ritornare alla normalità di una vita di fede, ecc.);
  2. Riguardo alla rivelazione, dottrina teologica e spirituale vera e priva di errori;
  3. Devozione sana e frutti spirituali abbondanti e costanti (per es. Spirito di orazione, conversioni, testimonianze di carità, ecc..).
  4. Criteri negativi:
  5. Errore manifesto sul fatto.
  6. Errori dottrinali attribuiti a Dio stesso, alla beata Vergine Maria o a un santo nelle loro manifestazioni, tuttavia, tenuto conto della possibilità che il soggetto abbia aggiunto – anche inconsciamente – elementi puramente umani, vale a dire qualche errore di ordine naturale, ad una rivelazione veramente sopranaturale (cf. Sat’Ignazio, Esercizi, n°336).
  7. Evidente ricerca di lucro in stretta relazione con il fatto stesso.
  8. Atti gravemente immorali compiuti al momento o in occasione del fatto stesso, dal soggetto e dai suoi accompagnatori.
  9. Malattie psichiche o tendenze psicopatiche del soggetto, che ha esercitato sul presunto fatto soprannaturale una certa influenza, o psicosi, isteria e cose dello stesso genere.

Bisogna notare anche che questi criteri, positivi o egativi, sono indicativi, e non limitativi, e devono essere presi insieme o secondo la loro complementarietà.

[23] Lesserteur (R.P.), il 5 agosto 1909: Già da molto tempo, il Sant’Uffizio aveva riconosciuto che non c’era niente di condannabile nelle apparizioni di Tilly, ed il Sovrano Pontefice, che aveva letto lui stesso con viva emozione il giornale delle religiose della scuola, aveva dato l’ordine di terminare l’informazione e di prendere una decisione. Monsignor Amette [cardinale di Parigi] avvertito, accorso a Roma, fece valere ragioni d’opportunità, per chiedere di sospendere la proclamazione di una decisione favorevole. […] Nei primi mesi dello scorso anno (1908), Pio X ordinò di nuovo di riprendere la causa. Monsignor Amette accorse ancora una volta. […] Il Papa si sarebbe lasciato convincere, e avrebbe ordinato di attendere. Pierre-Marie Grünneissen «  Présence mariale à Tilly sur Seulles » ed. Les amis de Tilly (1996) p. 104-105

[24] www.lesamisdegarabandal.com/l’eglise%20et%20garabandal.html

[25] Fauvel (Mgr. André) «Inoltre abbiamo vietato a tutti i preti, religiosi e religiose di andare a Kérizinen o di consigliarlo a chiunque. Apprendendo che dei fedeli continuano ad andarci, abbiamo vietato ogni forma di devozione e di culto a Kérizinen» in La settimana religiosa di Quimper, 24 marzo 1961.

[26] http://www.rosamisticafontanelle.it

[27] Curty (Padre Christian): L’inchiesta canonica del suo predecessore è stata condotta secondo tutte le norme giuridiche richieste dalla Legge ? E’ stato veramente e separatamente interrogato ciascun testimone ? Dal momento che la dimensione soprannaturale non è stata mantenuta, quale spiegazione è stata trovata riguardo alle 120 citazioni latine di origine scritturale o liturgica che chiaramente Maddalena non ha potuto improvvisare né attingere nella parte inconscia della sua memoria, e che non ha potuto subire l’influenza del suo Curato superato anche dai fatti? Sono stati realmente studiati i ‘frutti’ di questo Albero: le guarigioni complete e definitive riconosciute ‘inspiegabili’ dalla Medicina, le conversioni profonde e talvolta sorprendenti e durature, sia ottenute in modo spontaneo sulla Butte, in occasione di un pellegrinaggio, sia collegate indirettamente ai fatti di Dozulé ? Siamo sicuri che molte vocazioni (seminaristi consacrazione religiosa) hanno conosciuto a Dozulé, il loro punto di partenza e di risveglio ? Queste sono alcune delle numerose domande, che per il momento non hanno ancora ricevuto risposta e che lasciano perplessi molti nostri fratelli cristiani impegnati nella pastorale, mentre il Concilio Vaticano II chiede loro di superare l’obbedienza passiva alla quale erano abituati per esercitare ormai un’obbedienza attiva e intelligente, quindi chiara e motivata. www.ressource.fr/devoilement/esprit_saint_devoile/E(p205-217).pdf

[28] Il messaggio è stato rifiutato dal vescovo sulla base del fatto che la presunta richiesta di Gesù a Maddalena Aumont, «dite alla Chiesa di innalzare una croce [di 738 m] e ai suoi piedi, un santuario» gli sembrava impossibile. Tuttavia, uno studio approfondito che dimostrava la sua fattibilità è stato presentato agli eletti locali il 8 gennaio 1997, e da allora, una torre di 828 m è stata innalzata a Dubai nel 2010.

[29] Argüelles (Mgr Ramón Cabrera): estratti del decreto di riconoscimento del 9 dicembre 2015.

[30] http://www.marianmessenger.ph/index.php/maian-feature

[31] Ouellet (Cardinale Marc), Presentazione del documento della Congregazione per la dottrina della fede «La Chiesa ringiovanisce» https://fr.zenit.org/articles/importance-ecclesiale-des-charismes-par-le-card-ouellet/

[32] Congregazione per la dottrina della fede, lettera del 15 maggio 2016. www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith
_doc_20160516_iuvenescit-ecclesia_fr.html

[33] 1. Se, in occasione del presunto fatto soprannaturale, un culto o una qualsiasi forma nasce spontaneamente dai fedeli, l’Autorità ecclesiastica competente ha il grave dovere di informarsi senza indugio e di essere particolarmente vigile.

  1. Se dei fedeli fanno domande legittime (cioè in comunione con i pastori e senza essere spinti da uno spirito settario, L’autorità ecclesiastica competente può intervenire, per autorizzare e promuovere alcune forme di culto e di devozione, a condizione che nulla vieti loro di attenersi ai criteri sopra descritti. Tuttavia, si farà in modo che i fedeli non acquisiscano questo modo di agire per un’approvazione dalla Chiesa del carattere soprannaturale del fatto (cf. Nota preliminare,c).
  2. A causa del suo compito dottrinale e pastorale, l’Autorità competente può intervenire di propria iniziativa e deve anche farlo in circostanze gravi, ad esempio per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto o della devozione, condannare dottrine errate o evitare i pericoli di un misticismo falso o sconveniente, ecc.
  3. Nei casi dubbi, che non incidono sul bene della Chiesa, l’Autorità ecclesiastica competente si asterrà da ogni giudizio e da ogni azione diretta (poiché può accadere che con il tempo l’evento qualificato soprannaturale cada nell’oblio); che rimanga vigile e pronta ad intervenire prontamente e con prudenza, se necessario.

[34] Greiner (Philippe), decano della facoltà di diritto canonico di Parigi, «il quadro giuridico del proselitismo, nel diritto greco, francese, europeo (1950) e nel diritto canonico cattolico romano». Tesi presentata e difesa il 19 febbraio 2005, all’Istituto cattolico di Parigi, p. 455.

[35] Nel linguaggio Moreh, Bangtaba significa: «Sediamoci e facciamo conoscenza»

[36] Sebbene sia la stessa persona, distingueremo sorella Eugenia Ravasio per il periodo 1931-1935 da madre Eugenia per il periodo 1935-1990 che riguarda il nostro studio.

[37] Quest’avvenimento trasforma la rivelazione privata da personale a pubblica.

[38] Le detrattrici di Madre Eugenia hanno intentato una causa civile contro di lei, e l’hanno fatta arrestare nel 1972, poi l’hanno fatta condannare con rinvio di chiamata nel 1977. Era accusata principalmente dalle sue detrattrici di aver creato l’Unitas Catholica per interesse, e non per onorare Dio Padre per mezzo di Gesù.

[39] Il pericolo, nella fede o nel culto, è quello di confondere tra loro le persone divine o di dividere la loro natura unica; poiché la fede cattolica adora un solo Dio nella Trinità e la Trinità nell’unità. Inoltre, Innocenzo XII, Nostro predecessore, rifiutò assolutamente, nonostante le suppliche, di autorizzare una festa speciale in onore del Padre. Se si festeggiano in particolare i misteri del Verbo incarnato, non esiste nessuna festa che onori soltanto la natura divina del Verbo, e le solennità della Pentecoste stesse sono state stabilite fin dai primi tempi, non per onorare esclusivamente lo Spirito Santo per se stesso, ma per ricordare la sua discesa, vale a dire la sua missione esterna.

[40] Cf. https://en.wikipedia.org/wiki/Teresita_Castillo et www.marianmessenger.php nonché i riferimenti che essi citano

[41] Una decina di media riportano gli eventi. Tra di essi molti media del Burundi di cui Iwacu, the Africa report, il bollettino di collegamento e di informazione dei Salesiani dei grandi laghi, nonché quelli del ministero dell’interno del Burundi e del mistero della giustizia canadese https://www.justice.gov/sites/default/files/
eoir/legacy/2014/09/04/BDI104471.E.pdf

[42] Gli amici di Zébiya vogliono essere dei cristiani come gli altri, senza il divieto di pregare come meglio credono. Lo Stato li invita a fondare una loro propria Chiesa fuori dalla Chiesa cattolica. Il curato sostiene di essere scampato a violenze fisiche. Il vescovo ritiene che la disobbedienza, l’arroganza, la ribellione, la menzogna, ecc.; caratterizzano il gruppo.

[43] NSENGIYUMVA (P. Rémy, SDB), Curato della Parrocchia, « L’attacco dei seguaci di Eusebie NGENDAKUMANA alla parrocchia di Rukago »  in  Bollettino di collegamento e d’informazione per la Quasi-Provincia salesiana dell’Africa dei Grandi Laghi (AGL),  AGL News, Marzo 2013, http://www.sdbagl.org/PDF/aglnewsmars03.pdf   consultato il 5 maggio 2016.

[44] Segatwa (avvocato Fabien): estratto di una lettera del 10 marzo 2013 al vescovo di Ngozi: «Con le loro risorse limitate, hanno costruito un orfanotrofio moderno che aveva accolto fin dall’inizio 50 orfani di giovane età».

[45] Il Consiglio parrocchiale di Rukago ha preso la decisione di vietare l’accesso alla chiesa ad ogni ragazza o donna con capo coperto. L’Ordinario ha vietato formalmente ogni culto a Businde ed ha chiesto alla Sigra Eusébie e ai suoi  «seguaci» di fermare ogni attività che pregiudica l’unità e la comunione della Chiesa.

[46] Più di 12 000 persone hanno partecipato all’inaugurazione.

[47] La veggente è stata ricevuta per tre quarti d’ora dal vescovo il 28 dicembre1974, dopo un terzo divieto da parte sua il 20 maggio 1973 e prima di un quarto divieto del 12 luglio 1975.

[48] Can. 1740 — Quando il ministero di un parroco per qualche causa, anche senza sua colpa grave, risulti dannoso o almeno inefficace, quel parroco può essere rimosso dalla parrocchia da parte del Vescovo diocesano.

[49] Venerdì 12 ottobre 1956, Monsignor Fauvel, vescovo di  Quimper e Léon, lancia un primo Divieto su Kérizinen che fu pubblicato nella Settimana Religiosa di Quimper: « Sulle presunte apparizioni di Kérizinen nel Plounévez-Lochrist, precisiamo i punti seguenti: 1.- L’edificio che vi si trova è stato costruito nonostante il nostro divieto scritto, e notificato all’interessata. Nessun prete ha ricevuto da noi di poter benedire questo edificio. 2.- Facciamo divieto a tutti, preti, religiosi e religiose di recarsi a Kérizinen o di consigliare a chiunque di andarci. (Questa nota sarà letta in chiaro domenica prossima 14 ottobre, a tutte le messe delle chiese e cappelle). A questo divieto, l’associazione degli amici di Kérizinen risponde che il divieto fu fatto senza indagine canonica e senza avvertimento e che, contrariamente all’affermazione del vescovo, Giovannine-Louise non ha mai ricevuto espresso divieto relativo alla costruzione di un edificio, ma aveva ricevuto un’autorizzazione verbale del Vicario Generale di costruire un oratorio nella sua proprietà.

[50] A Lipa, il Carmelo è stato messo in quarantena con divieto a ogni persona di entrare e alle sorelle di uscire (tranne il divieto per le compere)

[51] L’abate L’Horset, curato di Dozulé, è stato trasferito quando ha scritto un libro su questo argomento

[52] A Lipa, la madre superiora del Carmelo fu trasferita.

[53] A Lipa (Filippine), i due vescovi del luogo favorevoli agli avvenimenti del 1948 sono trasferiti per lasciare il posto ad un vescovo che decreta nel 1951 il carattere non soprannaturale degli avvenimentil. Dopo la sua partenza, si apprende il 2 febbraio 2017 « la « rinuncia » dell’arcivescovo Mons. Ramon C. Argüelles, poco dopo che abbia riconosciuto il carattere soprannaturale delle apparizioni

[54] Padre Herman Harakandila fu il superiore della congregazione missionaria degli apostoli del Buon Pastore, creata nel 1989 da Mons. Ruhuna, arcivescovo di Gitega nel Burundi, con lo scopo di incoraggiare le vocazioni sacerdotali e la misssione, nel momento in cui il governo del Burundi espelleva in modo massiccio i religiosi stranieri. Dopo aver sostenuto l’apparizione mariana di « Nostra Signora regina dell’Africa », gli fu vietato di celebrare la messa, mentre lo Stato lo imprigionava. Secondo un testimone, lo Stato gli avrebbe proposto di uscire di prigione a condizione di non promuovere l’apparizione. Avrebbe rifiutato. Più tardi i vescovi ottennero la sua liberazione e lo mandarono presso un prete che gli fece firmare un accordo con cui rinunciava all’apparizione. Quindici giorni dopo, ritrattò e scomparve nell’anonimato, in modo che il suo ordine religioso dovette effettuare un decreto di esclaustrazione. In seguito alla scomparsa dei suoi due fondatori, Mons. Ruhuna, assassinato nel 1996, e padre Herman, nuovo superiore generale della giovane congregazione fece appello all’Aiuto alla Chiesa che Soffre per sopravvivere. Fonti: Padri  bianchi de Gitega, Chiesa che Soffre,

www.youtube.com/watch?v=sJ1ktdUzieA consultato il 21 settembre 2014, ecc.…

[55] A Lipa, Sul suo letto di morte, uno dei vescovi interessati avrebbe detto che erano stati forzati i membri della commissione del 1951 a riconoscere il carattere non soprannaturale delle apparizioni su minaccia di scomunica.

http://www.marianmessenger.ph/index.php/maian-feature

[56] In Italia, madre Eugenia non ha ricevuto il sostegno della Chiesa quando fu arrestata dallo Stato italiano, su denuncia, probabilmente falsa, di religiose della congregazione che aveva diretto. Nel Burundi, Padre Hermann è stato imprigionato dal potere civile e la Chiesa l’ha fatto uscire al prezzo della sua rinuncia alla sua fede nelle apparizioni del Businde.

[57] Mons. René Laurentin, prelato di Sua Santità, e andato in cielo il 10 di settembre 2017, nel suo centesimo anno.

[58] Laurentin (Mgr René), Mémoires, chemin vers la lumière, Paris 2005, Fayard, p. 351, 558, 559.

[59] Vachon (cardinale Louis-André), Decreto di soppressione dell’associazione pubblica « Arca di Maria » 4 maggio 1987, in La Documentazione cattolica, t 84, n° 1946, 6-20 settembre 1987, p. 864.

[60] A Kerizinen, una lettera supplica del 7 ottobre 1956 indirizzata a Monsignor Fauvel, Vescovo di Quimper e Léon, e controfirmata da 356 persone, è conservata negli archivi, (chiedeva la messa al posto delle apparizioni). Non fu inviata, a causa del divieto arrivato 5 giorni dopo. http://kerizinen.free.fr/messagef2.htm

[61] Il 24 marzo 1961, Monsignor Fauvel, vescovo di Qimper e Léon, fa uscire nella Settimana Religiosa di Quimper un secondo Divieto su Kérizinen : «In una nota apparsa nella Settimana Religiosa del 12 ottobre 1956 e letta in tutte le chiese e cappelle della diocesi, la domenica seguente il 14 ottobre, avevamo precisato che un edificio era stato costruito a Kérizinen nonostante il nostro divieto. Inoltre avevamo vietato a tutti i sacerdoti, religiosi e religiose di andare a Kérizinen o di consigliare a chiunque di andarci. Sapendo che dei fedeli continuano ad andarvi, vietiamo formalmente ogni forma di devozione e di culto a Kérizinen. Speriamo che questo divieto sarà osservato e di non dover ricorrere a misure più severe». A tale divieto, l’associazione degli amici di Kérizinen risponde che secondo lei, questo secondo divieto fu lanciato senza un’indagine canonica e senza preavviso.

[62] Il 28 marzo 1975, dopo la celebrazione della Passione delle ore 20.30, il sacerdote raccomandò vivamente ai cinquanta assistenti di tacere su quello che avevano visto e sentito e che non capivano.

http://www.ressource.fr/francais/messages/messages21a30.html

[63] Cf messaggio di Mons. Pican, supra.

[64] Il vescovo di Quimper e Léon pubblica la decisione della Congregazione per la dottrina della fede del 21 giugno 1975[64] che commenta così: «… La devozione racchiusa in questo luogo ed il culto che si vuole instaurare non sono in armonia con la fede cattolica, e non devono essere favoriti dai responsabili della Chiesa. […]  coloro che diffondono questi messaggi e promuovono un culto fondato su di essi lo fanno forse in buona fede, ed è la loro scusa un’opera nefasta all’interno del popolo di Dio».

[65] Nel Medio Evo, la Chiesa consegnava ai « criminali della fede » il potere secolare. Oggi, vediamo che la Chiesa denuncia il potere secolare, o almeno non riesce a difendere i fedeli cattolici beneficiari di apparizioni, come la Sigra Maddalena Aumont, messa sotto tutela e alloggiata contro la sua volontà in una casa di riposo di Livatot.

[66] Dal 1961 al 1965, moltissime persone sono state testimoni di avvenimenti inspiegabili, che sono al centro della cronaca e hanno dato luogo ad una commissione d’inchiesta che ha lavorato in condizioni a dir poco controverse: «Il 22 agosto 1961, i membri della Commissione, nominati dal vescovo, arrivarono a Garabandal con il compito di studiare questi fenomeni strani. Erano due o tre preti, un medico ed un fotografo. Il loro comportamento nel corso di questa serata non sembra che si possa citare come esempio: sia che si tratti dell’osservazione degli avvenimenti stessi, le loro disposizioni d’imparzialità, la misura dei loro gesti, la loro spudoratezza. […] Per quest’ultima [Conchita], cominciò il giorno stesso [il 27 luglio 1961]  la verifica programmata dai membri della Commissione, il medico Don José Luis Pinal ed il sacerdote Francisco Odriozola. Alle prove più o meno fisiche o psicologiche si aggiunse un cambiamento intenso di ambiente: presenza alla spiaggia, agli spettacoli, ai divertimenti, ecc. […] Con questo trattamento intensivo di mondanità, che utilizza durante le interviste con la ragazza alcuni processi: miscela di lusinghe e minacce, quelli che agivano in nome della Commissione alla fine raggiunsero quello che volevano, strappare a Conchita delle «prove» contro la veridicità di tutto ciò che accadeva». (Cf. Eusebio Garcia de Pesquera, «Garabandal, faits et dates» Résiac 2008, p. 31/152 p.)

[67] Il 9 ottobre 1968, la segreteria del Vescovo di Santander pubblica una nota nel bollettino ufficiale della diocesi  (Boletin O. del Obispado, noviembre 1968 p. 496-498.) riguardo alle presunte apparizioni di Garabandal, appellandosi al canone 1399 n°5 del Codice del1917, mentre questo è abrogato. Secondo padre Eusebio Garcia de Pesquera, «Garabandal, faits et dates» Résiac 2008, p. 103-104/152 p., non si trattava di una condanna canonica, dal momento che nessun processo canonico, nessuno studio degno di questo nome aveva preceduto questa nota. invece ricorda che in Spagna, a quell’epoca, la parola di un vescovo era considerata iindiscutibile. (Cf. Eusebio Garcia de Pesquera, «Garabandal, faits et dates» Résiac 2008, p. 103-104/152 p.)

[68] Guillon (Mgr. Clément), estratti della lettera e della nota del 16 novembre 2007 rivolta al Presidente dell’Associazione degli Amici di Kérizinen. (Archivi dell’associazione)

[69] www.ressource.fr/fdn/Dossier/Classeur2/BEElementsDeReponse_MgrPican_190306.htm

[70] Abbiamo visto, in particolare che l’imprimatur era stato tolto per la pubblicazione di libri relativi alle apparizioni.

[71] http://apotres.amour.free.fr/page33/DOZULE.htm

[72] Nel 1951, nessun ricorso di contenzioso amministrativo era possibile poiché la Seconda sezione del Supremo Tribunale non era ancora creata. Anche se fosse stata creata, un ricorso di contenzioso-amministrativo sarebbe stato impossibile da vincere, poiché gli elementi di prova di un’eventuale violazione della legge non erano conosciuti della veggente né dei suoi amici.

[73] Cf. Zulueta, Lito (June 1, 2016). « Vatican overrules Batangas bishop; declares 1948 Marian apparitions not genuine ». The Philippine Daily Inquirer. Retrieved 6 June 2016.  Eugenio, Damiana L. (1996). Philippine folk literature: the legends. University of the Philippines. p. 109. ISBN 978-971-8729-05-2.; « Vatican reverses ruling on Lipa Marian apparition ». GMA News. June 3, 2016. Retrieved June 6, 2016.

[74] Hoyeau (Céline), in La Croix urbi & orbi del 13/06/2016: E’ questo decreto che la Congregazione per la dottrina della fede ha dichiarato «nullo e vuoto», «alla luce del fatto che la dichiarazione del 1951 è stata una decisione confermata dal Sommo Pontefice e di conseguenza definitiva». «Il tema del fenomeno di Lipa non dipende dall’autorità del vescovo diocesano locale», ha precisato il decreto della CDF.

[75] Lettera rivolta all’autore il 3 febbraio 2017.

[76] Prot 18881/87/CA, Studia Canonica, 25 (1991), p 403-415. Traduzione francese del giudizio e commento dell’abate Roch Pagé           .

[77] Werckmeister (Giovanni), «les sectes», in Revue du droit canonique, 51/1, 2001,
p. 3-4. Si noterà che, nella stessa rivista (p. 44), Le Vallois (Philippe) si oppone all’apprezzamento d’intolleranza per i soli cattolici, ricordando quanti protestanti sono stati intransigenti nei confronti della setta anabattista.

[78] http://www.coordiap.com/press3012-conference-lutte-anti-sectes-bilan-et-perspectives.htm

[79] Bécourt (Thierry), La nouvelle chasse aux sorcières, Paris, Omnium éditions, 1992, 111 p.

[80] Prima del 1954, si trattava principalmente dei francomassoni, dei socialisti, dei vecchi cattolici, dei comunisti e della lega dell’insegnamento di Giovanni Macé, poi nel 1954, due fratelli predicatori hanno specificato il contesto, vale a dire H. CH. Chary L’offensive des sectes, Paris Cerf et M B.  Lavaud Sectes modernes et foi catholique, (Paris Aubier), incorrendo nelle ire di autori protestanti come Jean Seguy, Les sectes protestantes dans la France contemporaine, Paris 1956, Beauchesne & Fils.

Messner (Francis), Les Nouvelles religions, corso reprografato, Strasbourg, USHS, 1988, p. 33 citato da Le Vallois (Philippe) «Definitio d’une secte della setta e comportamenti verso le sette nella Chiesa cattolica romana»  in Revue du droit canonique, 51/1, 2001, p. 53-73.

[81] Can. 2314 § 1 Gli apostati, gli eretici e scismatici incorrono scomunica; se ammoniti non resipiscono, saranno privati di benefici, dignità, pensioni, uffici o altro; saranno dichiarati infami e se chierici, dopo ammoniti inultilmente, saranno degradati.

[82] Cf. c. 316 per l’adesione ad un’associazione pubblica, c.1041 per ricevere validamente il sacramento dell’ordine, c. 1124 per il matrimonio, c. 1184 per l’ammissione alle esequie ecclesiastiche,

[83] Risposta della CPI/17-67 del 30-07-1934 (AAS 26 [1934] 494; DC 32 [1934] col. 901-902).

[84] Vernette (Giovanni Maurice), nato il 26 febbraio 1929 a Port Vendres, ordinato prete della diocesi di Montauban il 30 marzo 1952, dottore in teologia, laureato in filosofia e diritto canonico, era conosciuto per la sua grande conoscenza delle sette. Nel 1973, il Consiglio permanente della Conferenza dei vescovi di Francia lo nomina delegato dell’episcopato per le questioni sulle sette e le nuove correnti religiose. Pubblica molti libri sulle sette tra il 1976 ed il 2001, tra i quali: Sectes et réveil religieux Quand l’occident s’éveille, Salvator, Mulhouse, 1976 e Les sectes, Paris, Presses universitaires de France, coll. «Que sais-je ?», n° 2519, 1990 ou Dictionnaire des groupes religieux aujourd’hui, avec Claire Moncelon, Presses universitaires de France, 2001.

[85] Arinze (Cardinale Francis), La sfida delle sette o dei movimenti religiosi, approccio pastorale, in DC 19 maggio 1991, n° 2028, p. 483-499.

[86] Document-Episcopat n° 15, novembre 1991, p. 3, col 2. (La Chiesa cattolica, le Sette e i Nuovi movimenti religiosi in Francia)

[87] http://ec.cef.fr/wp-content/uploads/sites/2/2014/05/pontier_reponse_hamant.pdf

[88] http://www.eglise.catholique.fr/structure/cellule-pour-les-derives-sectaires-dans-des-communautes-catholiques/

[89] Sorlin (Sorella Chantal-Marie), responsabile dell’Ufficio delle Derive Settarie http://www.eglise.catholique.fr/wp-content/uploads/sites/2/2015/03/CRIT%C3%88RES-sep.-2014.pdf

[90] Benedetto XVI, «Lettera contro la revoca dei 4 scomunicati», Vaticano, 10 marzo 2009 pubblicata dalla conferenza dei vescovi di Francia

[91] Trouslard (Jacques), communication aux chefs d’Établissement de l’Enseignement Catholique. Questo documento messo on line dalla Chiesa di Scientologia il 18 ottobre 2002 è stato ritirato il 11 giugno 2006, su richiesta del Nunzio apostolico. http://scientologie.fraude.free.fr/12/opus-dosnon.htm Si trovano invece delle tracce su altri siti come www.prevensectes.com/opus11.htm consultato il17  consultato il 17 dicembre 2016.

[92] Decreto del 13 luglio 2001 sulla promozione e nomina alla legione d’onore, JORF n°162 del du 14 luglio 2001 p. 11337.

[93] Cotton (Marc-André) « L’Etat inquisiteur », Editions des 3 monts, 3° edizione, Auxerre 2010, p. 14.

[94] Prot 49737/14 CA, caso sottoposto ai canonisti senza frontiere.

[95] http://www.sos-derive-sectaire.fr/AIcourrier.htm consultato il 22 settembre 2013.

[96] http://opuslibre.free.fr/v/spip.php?article22

[97] Vernette Mgr. Giovanni-Maurice si è sposato il 24 luglio 2002 a Tolosa con la Sigra Liliane Josette Moncelon, che si chiama Claire, Liliane, Josette, come lo ha ricordato il 20 dicembre 2002 il giudice delle questioni familiari del Tribunale di grande istanza di Tours (Francia).

[98] http://ec.cef.fr/wp-content/uploads/sites/2/2014/05/pontier_reponse_hamant.pdf

[99] Francesco (Papa) omelia del 30 gennaio 2017, durante la messa della mattina nella cappella della Casa di Santa Marta in Vaticano

[100] Source = Observatoire du patrimoine religieux.

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Yves Alain administrator